Stai bene?
Guardavo un torneo di beach volley, internazionale. Ho praticato quello sport per anni da dilettante — e non cambiava niente. I giocatori erano forti, il gioco era quello, le regole pure. Eppure c’era qualcosa che non stava nelle regole. Stava nell’interpretazione. Una cosa cresciuta, non studiata. Me la sono portata dietro senza volerlo.
Il ricordo mi arriva in un discount, davanti a un muro enorme di detersivi — un muro enorme, che avoja a dire le differenze. Una coppia. Lei spiegava tutto, lui annuiva con la testa per aria. Per me esisterebbero solo quello blu e quello rosso — scegli, come la pillola.
La vera cotta è arrivata tardi. Pareva che qualcuno avesse finalmente voglia di prendersi cura di me. Ho avuto rabbia. E sfortuna, quella di non essermi sentito voluto bene fino a quando — fino a quando al posto di vergognarmi della mia solitudine ho avuto il coraggio di vedere quella giovane coppia nel dare significato alla vita tramite le differenze dei detersivi. Le regole, il gioco è quello. Ma bisogna interpretarlo. E poi ci sono i dischi:
Fondamentali
The Doors — The Doors
Pink Floyd — The Piper at the Gates of Dawn
Neil Young — After the Gold Rush
Neil Young — On the Beach
Joy Division — Closer
Sonic Youth — Daydream Nation
My Bloody Valentine — Loveless
Pixies — Doolittle
The Smiths — The Queen Is Dead
Cat Power — Moon Pix
Derivativi
The Cure — Disintegration
Radiohead — OK Computer
R.E.M. — Automatic for the People
U2 — The Joshua Tree
Jane’s Addiction — Ritual de lo Habitual
Volevo suicidarmi. Fino a quando Kurt Cobain lo fece prima di me. Nevermind era l’ultimo dei grandi. E lui lo sapeva.
Non so se mi spiego.


