Mi chiamo Enrico, sono del 1970, che se ero nato vent’anni dopo mi chiamavo Berlusconi e governavo almeno tre televisioni. Scherzo. Mi rimane solo il Nome. Importante, definitivo. Enrico, come Berlinguer . Mi rimane solo il nome perché, anche se ho un lavoro, non arrivo che a metà mese e perché sento fortemente i miei diritti rovesciati dal potere del più forte. «A loro» interessano solo i soldi e sarebbe un pazzo chi non insegue il danaro. Come i trapper.
Una cosa sola mi rimane, un’idea: IO SO DOVE HA PERSO LA SINISTRA ITALIANA.
Ha perso nel suo cuore , nel mio e in quello di tutti. Intendo che il problema è il malessere proprio e la cura. La sinistra si è ammalata: di orgoglio, quello di essere di sinistra, e di distrazione. Ha guardato la luna e non il dito: l’essere. Si è distratta dalle cose importanti, come un nome: Enrico.
La sinistra deve essere la cura . La terapia è il dialogo: nella famiglia, e anche con chi si oppone. Un dialogo aperto, senza giudizio per ciò che si è, al di là del nome addirittura.
La competizione è il metro delle cose come lo è il denaro. LA COMPETIZIONE NON DEVE ESISTERE.
Il funzionale e non il disfunzionale all’uomo, all’individuo come alla famiglia, da dove viene e dove andrà. Altrimenti ci si blocca. Si sta male, e magari si soffre anche per strada e nella cronaca ormai sempre più nera. Bisogna essere attenti a non calpestare la psiche, l’anima, la storia personale delle persone. Bisogna essere attenti . Dobbiamo potercelo permettere noi stessi come orizzonte, come visione.
Anche la sinistra ha fallito.


